mercoledì 4 novembre 2009

benevento-paganese









Giovedì 15 ottobre 2009.
Verso le ore 23.30 Stefano Cucchi viene fermato dai carabinieri nel parco degli acquedotti, a Roma.


Venerdì 16 ottobre.
Alle ore 1.30 del mattino si presentano, con Stefano, presso l’abitazione della famiglia Cucchi in via Ciro da Urbino, due uomini in borghese, poi qualificatisi come carabinieri e altri due carabinieri in divisa della caserma dell’Appio Claudio. Iniziano a perquisire la stanza di Stefano mentre questi tranquillizza la madre dicendole “tranquilla, tanto non trovano nulla”. In effetti nulla trovano nella sua stanza, rinunciando a perquisire il resto dell’appartamento e dello studio, pur dopo l’invito della famiglia a procede. I carabinieri a loro volta tranquillizzano i familiari, dicendo che Stefano è stato sorpreso con poca “roba” addosso (20 gr. principalmente marijuana, poca cocaina e due pasticche, secondo alcune notizie filtrate da ambienti delle forze dell’ordine e degli inquirenti, “di ecstasy”: secondo il padre “di Rivotril”, un farmaco salvavita contro l’epilessia, regolarmente prescrittogli dal medico curante). I carabinieri comunicano inoltre che l’indomani alle 9 si sarebbe celebrato il processo per direttissima nelle aule del tribunale di Piazzale Clodio. Alle ore 12 circa del mattino Stefano arriva in aula scortato da quattro carabinieri. Il suo volto è molto gonfio, in contrasto impressionante con la sua magrezza (i genitori affermano che il suo peso prima dell’arresto è di circa 43 kg) e presenta lividi assai vistosi intorno agli occhi. Durante l’interrogatorio del giudice, si dichiara colpevole di “detenzione di sostanze stupefacenti, ma in quanto consumatore”. Stefano alle 13 circa viene condotto via, ammanettato, dai carabinieri, dopo la sentenza di rinvio a giudizio (udienza fissata per il prossimo 13 novembre) con custodia cautelare carceraria. Alle ore 14 viene visitato presso l’ambulatorio del palazzo di Giustizia, dove gli vengono riscontrate “lesioni ecchimodiche in regione palpebrale inferiore bilateralmente” e dove Stefano dichiara “lesioni alla regione sacrale e agli arti inferiori”. I carabinieri lo conducono quindi a Regina Coeli affidandolo alla custodia della Polizia penitenziaria. All’ingresso in carcere viene sottoposto a visita medica che evidenzia la presenza di “ecchimosi sacrale coccigea, tumefazione del volto bilaterale orbitaria, algia della deambulazione”. Viene quindi trasportato all’ospedale Fatebenefratelli per effettuare ulteriori controlli: in particolare radiografie alla schiena e al cranio, non effettuabili in quel momento all’interno dell’istituto penitenziario. In ospedale viene diagnosticata “la frattura corpo vertebrale L3 dell’emisoma sinistra e la frattura della vertebra coccigea”.


Sabato 17 ottobre.
Nel corso della mattinata viene nuovamente visitato da due medici di Regina Coeli i quali ne dispongono nuovamente il trasferimento al Fatebenefratelli. Da qui, nel corso della mattinata (ore 13,15), viene trasferito all’ospedale Sandro Pertini. La famiglia viene avvisata del ricovero di Stefano solo alle ore 21. Alle ore 22 circa i genitori si presentano al pronto soccorso e vengono indirizzati al “padiglione detenuti”. Al piantone viene chiesto se è possibile visitare il paziente, ma la risposta che viene data ai familiari è: “questo è un carcere e non sono possibili le visite”. Alla precisa domanda rivoltagli dai genitori: come sta Cucchi Stefano?, il piantone li fa attendere per poi invitarli a ritornare il lunedì successivo (dalle 12 alle 14), per parlare con i medici.


Lunedì 19 ottobre.
I genitori si recano alle ore 12 presso il padiglione detenuti e ripetono al piantone la richiesta di visitare Stefano. Vengono fatti accomodare nel vestibolo, gli vengono presi i documenti e nell’attesa chiedono a una sovrintendente appena uscita dal reparto quali siano le condizioni di salute del figlio. La risposta della sovrintendente è: “il ragazzo sta tranquillo”, ma ancora una volta viene negata ai genitori la possibilità di un colloquio con i medici con la motivazione che l’autorizzazione del carcere non è ancora arrivata. Di fronte all’insistenza dei genitori, che specificano di voler solo parlare con i medici, e non anche avere un colloquio con il figlio, la stessa sovrintendente li invita a ripresentarsi il giorno successivo, affermando che per l’indomani l’autorizzazione sarebbe sicuramente arrivata.


Martedì 20 ottobre.
Alle ore 12 i genitori si recano nuovamente al “Pertini”, ripetendo al piantone la richiesta di visitare Stefano. Questa volta il piantone nega loro l’ingresso, dichiarando – ed è la prima volta che viene detto esplicitamente - che “sia per i colloqui con i detenuti sia per quelli con i medici occorre chiedere il permesso del Giudice del Tribunale a Piazzale Clodio”.


Mercoledì 21 ottobre.
Alle 12.30 il padre di Stefano , dopo una mattina passata in tribunale, ottiene il permesso del Giudice della settima sezione per i colloqui. Decide di non andare a Regina Coeli per farsi vistare il permesso in quanto l’ufficio competente chiude alle 12.45, rimandando tutto al giorno successivo.


Giovedì 22 ottobre.
Stefano Cucchi muore alle 6.20 di mattina. La certificazione medica rilasciata dal sanitario ospedaliero parla di ‘presunta morte naturale’. Alle ore 12.10 un carabiniere si presenta a casa Cucchi trovando solo la madre del ragazzo, essendosi il padre recato a Regina Coeli per il visto, e chiede a questa di seguirlo in caserma per comunicazioni. La signora non può, trovandosi sola con la nipotina, e così il carabiniere dichiara che sarebbe tornato più tardi. Alle ore 12.30 alla madre di Stefano viene notificato il decreto del Pm con cui si autorizza la nomina di un consulente di parte. È in questo modo che la signora Cucchi viene a sapere della morte del figlio. Entrambi i genitori si recano al Pertini dove il sovrintendente e il medico di turno dichiarano di “non aver avuto modo di vederlo in viso in quanto si teneva costantemente il lenzuolo sulla faccia”. Si precipitano quindi all’obitorio dell’istituto di medicina legale dove si presenta loro un’immagine sconvolgente: il volto del figlio devastato, quasi completamente tumefatto, l’occhio destro rientrato a fondo nell’orbita, l’arcata sopraccigliare sinistra gonfia in modo abnorme, la mascella destra con un solco verticale, a segnalare una frattura, la dentatura rovinata.
Le Ultime ore di Stefano Cucchi...

Venerdì 23 ottobre.
Viene effettuata l’autopsia. Al consulente di parte, nominato dalla famiglia, non viene consentito di scattare fotografie. Il corpo di Stefano Cucchi ora pesa 37 Kg

sabato 31 ottobre 2009

NON CI FERMERANNO MAI!

Ultras, nel bene e nel male

cremonese - benevento




Parola d'ordine? vincere

Stefano Cucchi



La famiglia Cucchi invoca giustizia per Stefano.

ROMA – Bisogna giungere alla verità nel più breve tempo possibile. E’ questo l’appello lanciato nuovamente dalla famiglia del giovane Stefano Cucchi, il ragazzo morto inspiegabilmente mentre era detenuto nel carcere Regina Coeli di Roma, in occasione della conferenza stampa organizzata giovedì al Senato.

Nel corso dell’appuntamento con i cronisti a Palazzo Madama, promosso dal presidente dell’Associazione ‘A buon diritto’, Luigi Manconi, a cui hanno partecipato il legale dei Cucchi, Fabio Anselmo, e alcuni parlamentari, tra i quali Emma Bonino, Rita Bernardini, Felice Casson e Renato Farina, sono state distribuite le foto scattate a conclusione dell’autopsia sul corpo del ragazzo. Immagini che mostrano chiaramente il volto tumefatto di Stefano e i numerosi traumi su tutto il corpo. Il giovane avrebbe riportato, infatti, numerose contusioni, l’arretramento di un bulbo oculare, una frattura alla mascella e numerosi danni alla dentatura. pensiero personale
l'ennesimo abuso di potere .... l'ennesima INgiustizia ....

Segni, questi, che rendono quantomeno discutibile la versione della caduta dalle scale

“L'atto di morte è stato acquisito dal pm - ha spiegato il legale Fabio Anselmo, che ha seguito anche la vicenda del giovane Federico Aldrovandi - per cui non abbiamo in mano nulla, se non le foto scattate dall'agenzia funebre e un appunto del medico legale. Non sono stati riscontrati traumi lesivi, a quanto appare, che possono averne causato la morte. Si parla di ecchimosi ed escoriazioni e sangue nella vescica, per cui è difficile sapere quando e soprattutto come è morto”.

Ciò che è certo è che Stefano venne fermato il 15 ottobre scorso per detenzione di sostanze stupefacenti al Parco degli Acquedotti di Roma e che è morto al nosocomio capitolino Sandro Pertini il 22 ottobre, dopo il ricovero al Fatebenefratelli e la detenzione al Regina Coeli. In tutto questo lasso di tempo, dal fermo alla morte, ai familiari non è stato permesso di visitarlo.

Le spiegazioni fornite in Parlamento dal Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che ha parlato di una “caduta accidentale dalle scale”, non sono per nulla sufficienti. La famiglia continua a chiedere che si faccia piena luce sul caso, senza reticenze di sorta. Il padre di Stefano chiede la verità anche al ministro La Russa. “Mio figlio in quei momenti era sotto la tutela dello Stato – ha detto Giovanni Cucchi - dunque questa vicenda non può passare sotto silenzio. E dato che è stato preso in consegna dai Carabinieri chiediamo chiarezza anche al ministro della Difesa Ignazio La Russa”.
Della vicenda si è interessata anche l’associazione Antigone, il cui presidente Patrizio Gonnella afferma: “Abbiamo fatto una ricostruzione fedele dei giorni che vanno dall'arresto di Stefano Cucchi alla sua autopsia, di cui stiamo ancora aspettando l'esito”. All’agenzia Cnr Media, Gonnella sottolinea come “le fotografie [del giovane deceduto ndr.] parlano da sole, così eloquenti da diventare imbarazzanti”. Impossibile quindi che sia caduto: “Dovrebbe essere caduto prima di schiena e poi di faccia, molto strano e difficile. Forse solo una caduta sugli sci potrebbe causare danni così disparati e diffusi”. Da qui la necessità di “un'inchiesta rapidissima, altrimenti – conclude Gonnella – potrebbe diventare melmosa, come in altri casi. I fatti sono facili da accertare: si possono sapere rapidamente i nomi dei carabinieri che hanno arrestato Stefano Cucchi, si interrogano, si scopre la verità in meno di 48 ore”.

http://www.dazebao.org/news/index.php

lunedì 10 agosto 2009

Millwall FC

DANIEL JARQUE Riposa In Pace


L'Espanyol e' tornato a Barcellona. La formazione catalana e' arrivata allo stadio Cornella-El Prat, dove centinaia di tifosi stanno rendendo omaggio a Daniel Jarque. Il 26enne capitano e' morto ieri a Coverciano, stroncato da un malore. I supporters si sono radunati davanti al cancello 21, quello corrispondente al numero di maglia del giocatore. La zona e' tappezzata da bandiere e sciarpe, con le candele e i messaggi a fare da cornice. Sul web, intanto, il 'popolo' dell'Espanyol chiede che lo stadio venga intitolato a Jarque e che venga ritirata la casacca numero 21.

martedì 14 luglio 2009

VERGOGNA


TIFOSO UCCISO: 6 ANNI A POLIZIOTTO

La corte d'Assise di Arezzo ha condannato a sei anni di reclusione il poliziotto Luigi Spaccarotella, che l' 11 novembre 2007, nell'area di servizio Badia al Pino, vicino ad Arezzo, uccise con un colpo di pistola il tifoso laziale Gabriele Sandri. Il poliziotto, imputato di omicidio volontario, è stato dichiarato colpevole di omicidio colposo. Il pm aveva chiesto una pena di 14 anni di reclusione. Subito dopo la lettura del dispositivo, vi sono state urla in aula contro i giudici.

"E' una vergogna per tutta l'Italia", così Giorgio Sandri, padre di Gabriele, ha commentato la condanna a sei anni per l'agente Luigi Spaccarotella. I giudici hanno derubricato il reato da omicidio volontario a colposo.

Urla, insulti, pianti e anche qualche malore. E' la reazione degli amici della famiglia Sandri dopo la lettura della sentenza del processo per la morte del tifoso laziale, Gabriele Sandri. Un'ambulanza è dovuta intervenire davanti al tribunale perché una ragazza aveva accusato un lieve malore. A calmare gli animi ci ha provato il fratello Cristiano, che ha chiesto ai presenti di stare tranquilli in nome di Gabriele.



( Pensiero Personale )

VERGOGNOSO .
Caro GABRIELE ti hanno ucciso per la seconda volta .

giovedì 2 luglio 2009

Acori: la presentazione




E’ bastato un incontro con i Presidenti Oreste e Ciro Vigorito, per raggiungere l’ accordo. Il mister ha firmato un accordo triennale ed ha sposato il “progetto Benevento” che prevede il raggiungimento, da parte della squadra Sannita, dei vertici calcistici nazionali. Le cifre dell’ accordo sono Top Secret, ma sicuramente si è trattato di un esborso economico notevole da parte della proprietà. Tuttavia, il carisma e le ambizioni del Presidente Oreste Vigorito hanno rivestito un ruolo fondamentale nella trattativa. Non dimentichiamo che Acori era ambito da numerose piazze di serie B e addirittura una di serie A.
Ma chi è Leo Acori?
Leonardo Acori nasce a Bastia Umbra il 16 Gennaio del 1955. nizia la sua carriera calcistica, come centrocampista, nella squadra di Città di Castello. Sul finire degli anni sessanta milita anche nelle giovanili del Napoli, ma per gran parte della sua carriera indossa la maglia giallorossa del Banco di Roma . Con la squadra romana rimane ben nove anni, ottenendo risultati di tutto rispetto, come la vittoria della Coppa Italia Dilettanti, e approdando fino alla Serie C2. Nel 1983 in concomitanza con il ritiro della squadra, abbandona il calcio giocato. Inizia fin da subito la carriera di allenatore, conciliandola con il lavoro di impiegato bancario, allena il Prati, squadra romana di Prima Categoria, con cui vince il campionato nel 1987, giungendo fino all’Interregionale. A causa però della rinuncia a disputare tale campionato da parte del Prati, nella stagione 1990/91 passa ad allenare il Rieti classificandosi in quarta posizione nel Girone H dell'Interregionale. La stagione successiva allena L'Aquila, vince il campionato, sconfigge l'Acilia classificatasi a pari merito, ma non riesce a superare il Gualdo nello spareggio per la promozione in Serie C2.
Al termine della stagione, passa alla Viterbese, con cui colleziona un terzo posto, ed un quarto posto nel Campionato Nazionale Dilettanti. La stagione 94/95 è una stagione travagliata, inizia ancora con la Viterbese, ma dopo appena due mesi passa alla Ternana, stesso girone, dove durante il campionato viene sollevato dall'incarico.
Nella stagione 95/96 subentra alla guida del Ladispoli nel tentativo di salvare la squadra, non vi riesce per un solo punto. Dopo un anno di inattività è chiamato ad allenare il Gubbio, neopromosso in CND, vince il Campionato Nazionale Dilettanti 1997-1998 con 5 giornate d'anticipo, ed è promosso in Serie C2, dove l'anno successivo si classifica in Serie C2 1998-1999 posizione.
L'anno dopo sbarca in Toscana per far tappa a San Giovanni Valdarno, con la Sangiovannese vince il Campionato con tre giornate d'anticipo, laureandosi anche squadra campione dilettanti, dopo aver vinto lo Scudetto. Nella prima stagione di Serie C2 la squadra arriva settima, l'anno dopo conquista il quinto posto e quindi l'accesso ai play-off, dove giungerà fino alla finale, sconfitta dalla Pro Patria.
Nel 2002/2003 inizia il rapporto con il Rimini, dove rimarrà per sei anni, subito fin dal primo anno inizia a vincere, si piazza secondo in campionato, dietro alla Florentia Viola, ma ai play-off, dopo un doppio pareggio con il Grosseto, sconfigge a Gubbio la sua ex squadra, portando il Rimini in Serie C1. La stagione successiva, alla prima esperienza in C1, giunge al quarto posto, accede ai play-off, ma esce al primo turno nel derby contro il Cesena. La promozione in Serie B è rimandata all'anno successivo, il Rimini si garantisce il primo posto davanti all'Avellino e al Napoli. Nel primo anno di Serie B si salva classificandosi diciassettesimo, l'anno seguente la squadra arriva quinta, togliendosi lo sfizio di bloccare sull' 1-1 la Juventus al suo esordio nella serie cadetta. Nel 2007/08 porta il Rimini al settimo posto con 69 punti, record di punti della squadra in B.
Il 4 giugno 2008 ha firmato un contratto annuale, con opzione per l'anno successivo, con il Livorno, con l'obiettivo di riportare la squadra in Serie A. Nonostante il terzo posto in classifica e la matematica qualificazione ai play off, viene esonerato il 23 maggio 2009, ad una giornata dal termine della stagione regolare, in seguito alla sconfitta del Livorno per mano dell'Albinoleffe.
Il tecnico Umbro è quello che si vuol definire un perfezionista. Possiede la capacità di far diventare un blocco unito lo spogliatoio e di tirar fuori da ogni giocatore il meglio. Attento a tutto ciò che riguarda la tattica e la tecnica, a Rimini ha svolto un vero e proprio capolavoro, riuscendo ad unire il bel gioco con i risultati vincenti. Praticamente, quello che chiede il Presidente Oreste Vigorito. La sua stagione capolavoro è nel campionato 2006 – 2007, nel quali i biancorossi del Rimini chiudono la grande cavalcata al 5° posto in classifica, facendo registrare il miglior risultato di sempre nella serie cadetta e vanno ad un passo dalla serie A. Pur nelle difficoltà derivate dalla improvvisa scomparsa dello straordinario Presidente Vincenzo Bellavista, i ragazzi di mister Acori regalano alla città una fantastica pagina di sport alla cittadina Romagnola.
Gli storici pareggi con la Juventus, le vittorie nei derby con Bologna e Cesena sono l'eccellenza di un campionato giocato ad altissimi livelli e solo una lunga serie di infortuni impedisce alla squadra di raggiungere i Play-Off.
Anche a Livorno la sua esperienza è stata più che positiva. Un ruolino di marcia ottimo e la valorizzazione del baby Diamanti non sono servite ad evitare l’ esonero da parte del Patron del Livorno, Spinelli. Tuttavia il ricordo che il Mister ha lasciato in terra Labronica è ottimo, e per molti tifosi l’ esonero è stato ingiusto ed inopportuno.
Lo schema di gioco preferito di Acori è il 4-3-3 mascherato, perché in realtà trattasi di un 4-3-1-2. La sua predilezione per i calciatori tecnici ha fatto si che le squadre da Lui allenate esprimessero sempre un buon calcio, gradevole per il pubblico e per gli attaccanti…
I terzini nel suo schema di gioco risultano essere sempre propositivi e pronti ad arrivare sul fondo per effettuare i cross. I tre centrocampisti effettuano un lavoro di interdizione ma, al centrocampista centrale, spetta il compito di costruire il gioco. In avanti in genere schiera un trequartista che si interpone tra le linee e manda in rete i due attaccanti, di solito uno potente ed abile di testa, l’ altro scattante e tecnicamente forte.
Il resto lo scopriremo solo vivendo…un campionato che il Benevento si appresta a disputare, come al solito, da protagonista. Con l’ aiuto di Mister Acori, daremo di nuovo l’ assalto alla serie cadetta. E che la fortuna ci accompagni….

FIERI DELLE NOSTRE ORIGINI

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