domenica 3 agosto 2008

Il senso del sacro nella civiltà sannita


Un aspetto che non può sfuggire ad una rievocazione della nostra civiltà sannita è, naturalmente, quello che rinvia al "senso del sacro" che ebbero i nostri antenati. Preferiamo dire "senso del sacro" e non "religione", quest’ultimo termine avendo acquisito nel tempo diverse sfumature di significato, che non possono trovare lo spazio sufficiente, in questa sede, per essere sottoposte al Lettore.
L’importanza del "sacro", a nostro giudizio, si riflette sin nei comportamenti attuali dell’ultima progenie sannita, e non solo nell’àmbito religioso. Il "sacro" vale come segno identificativo di una civiltà: nella nostra questo segno ha assunto la forma di un grande rispetto per le tradizioni. Ma da cosa deriva questa caratteristica? Tentiamo di dare una risposta.
I Sanniti, come i Romani e a differenza degli Etruschi, non erano "assillati" dalla religione, ma avevano ben chiara la consapevolezza dell’esistenza di un legame tra il mondo sovrannaturale e quello dell’esistenza terrena. Un legame la cui tenuta era affidata interamente alla responsabilità dell’uomo, ai suoi comportamenti, alle sue scelte e, naturalmente, ai riti che formavano la struttura essenziale del "sacro".
La religiosità può avere forme espressive del tutto personali, basate sulla sentimentalità, sulla "devozione". Il rispetto del "sacro", invece, si esprime in atti precisi, che sono, prima di tutto, i riti. Questi testimoniano il rapporto di "fedeltà" verso il divino.
Secondo l’immagine che ci trasmettono gli storici antichi, i Sanniti — anche in ciò molto simili ai Romani — avevano un grande rispetto per la celebrazione dei riti, con i quali si garantivano l’assistenza divina sia nella vita ordinaria sia nelle guerre. Tuttavia, l’assoluto rispetto della perfetta esecuzione del rito ha fatto erroneamente ritenere che si fosse progressivamente diffusa una sorta di "formalismo" religioso, frutto di una visione "magica" del rapporto col sovrannaturale.
Mai come in questo caso le apparenze ingannano. La minuziosa attenzione che i sacerdoti dedicavano all’esecuzione di un rito rappresentava proprio il grado di fedeltà verso gli dei. Il rito, si badi, non era mai concepito come un’invenzione umana, come una semplice rievocazione di avvenimenti passati, ma come una "istituzione divina", elemento fondamentale su cui si reggeva il favore degli dei. Riferisce lo storico Livio che il rito di fondazione della celebre legio linteata — la legione di guerrieri eletti per combattere contro i Romani — fu preso da un antico libro e costò la vita a quanti, tra i giovani Sanniti, scelsero di sottrarvisi. Un semplice calcolo avrebbe consigliato di risparmiare uomini per la guerra, ma, evidentemente, la regolarità del rito e la fedeltà al dio supera le ragioni umane.
Già in antichi testi della tradizione indoeuropea (come nella Bhagavadgîtâ, testo centrale della civiltà indù, ad esempio) si insisteva sulla assoluta necessità di rispettare l’integrità del rito, affinché non se ne perdesse l’efficacia. Ogni rito veniva considerato come un atto che creava un collegamento tra mondo e sovra-mondo, secondo una precisa e immodificabile esecuzione. I Sanniti, forse più di altre popolazioni italiche, avevano un assoluto rispetto per il rito. Dal suo perfetto compimento, infatti, dipendeva tutta la loro esistenza, terrena e ultraterrena.
È nostro giudizio che questo "stile" non si sia smarrito. Esso ha trovato distinte vie per esprimersi e trasmettersi nei secoli successivi. Una profonda esigenza di conservare e difendere il proprio modo di vivere distingue immancabilmente l’autentico stile sannita. Ostile alle trasformazioni repentine, il Sannita tende a custodire fieramente gli elementi anche esteriori della sua cultura, compreso quello che viene definito folk-lore. La lunga familiarità con la terra, l’osservanza delle feste e delle ricorrenze (il tempo sacro), il legame con la tradizione, costituiscono gli elementi di un’altra espressione di quella medesima stretta fedeltà agli dei che un tempo fu dell’antico Sannita.
Il severo rispetto per le leggi divine, manifestato nella rigorosa attenzione alla pura regolaritˆ dei riti, possiamo ritrovarlo ancora intatto, soprattutto lˆ dove la civiltˆ contadina autentica ha mantenuto, non del tutto alterata, la propria insostituibile funzione di custode di un originario ÒstileÓ spirituale.

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